Nuove Soluzioni

Arredo e Contract

Mi presento, sono Luca Caccia, fondatore di Hcd, la mia azienda si occupa di allestire spazi di lavoro; il ruolo che ricopro è quello di human centred designer, il mio punto di partenza sono le persone.

Ogni mio progetto ha come scopo primario il benessere della persona utilizzatrice dell’ambiente creato su misura.

Pensate a quanta cura mettiamo quando arrediamo casa nostra!…La nostra casa deve assomigliare a noi; e perché no il nostro ufficio? Dopotutto è lì che passiamo gran parte del nostro tempo. Passiamo più ore in ufficio che a casa. Quindi è fondamentale che ci rappresenti al meglio, che ci faccia sentire a nostro agio e ci faccia stare bene…in un ambiente così le idee escono al meglio e siamo più performanti!…questo è un ambiente Human Centred

Vi starete chiedendo come posso ottenere tutto questo.

 

Lo faccio attraverso un percorso composto da 4 fasi ben precise:

OSSERVAZIONE/ASCOLTO

Durante questa prima fase osservo e ascolto la persona, scopro chi è, quali sono i suoi sogni, i suoi desideri e le sue esigenze. Instauro un rapporto empatico dove i suoi sogni diventano i miei.

 

IDEAZIONE DEL PROGETTO

In questa seconda fase nasce l’idea del nuovo ambiente; si concretizza il sogno!  Il progetto che ne esce fuori si sviluppa intorno alla persona, la rappresenta.

 

PRESENTAZIONE

Durante questa terza fase, avviene il secondo incontro. Attraverso una serie di render la persona comincia a capire che il sogno può diventare realtà, può quasi toccare con mano quello che fino a ieri esisteva solo nei suoi pensieri. Insieme, grazie ad un lavoro di squadra, si valutano ipotetiche modifiche e migliorie affinchè il risultato finale sia la concretizzazione fedele del sogno.

 

 

REALIZZAZIONE Quarta ed ultima fase…è qui che il sogno diventa realtà!…La persona può finalmente immergersi nel suo fantastico mondo, quello che abbiamo creato insieme. La sua seconda casa è pronta ad accoglierla…adesso lavorare sarà un piacere!

 

All’interno di questo percorso vi è un principio fondamentale:

Il mio è un approccio altamente empatico e creativo nella realizzazione di un sogno. Non si tratta più di progettare dei prodotti/servizi per consumatori ma si progetta un’esperienza per la persona attraverso un percorso basato sulla capacità di sviluppare idee che abbiano un impatto emotivo oltre che funzionale.

Un esempio di human centred che arriva dalla storia del nostro paese ce lo da Adriano Olivetti che è stato uno dei più grandi imprenditori italiani del ‘900. Il suo operato si basava sul concetto fondamentale del lavoro che metteva al centro gli aspetti umani e sociali. Era certo che avere un ambiente bello, funzionale, a misura d’uomo fosse importante; davanti a sé lui non vedeva operai, impiegati, ma persone, risorse!

Per capire la sua filosofia vi voglio citare una sua frase:

<<Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici!>>

Sempre lui, nel suo discorso agli operai di Pozzuoli:

<<…la fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza.>>

 

Ufficio: dal latino “officium” (dovere, cortesia, servigio; carica, funzione).

Ma da dove nasce questa parola? Quando sono comparsi i primi uffici? Che evoluzione ha avuto questo mondo?

L’ufficio fonda le sue radici già nell’antichità quando in Egitto nasceva la figura dello scriba al quale veniva deputato uno spazio per lo svolgimento del suo lavoro; gli antichi romani tenevano dei registri per organizzare la logistica militare. Nell’alto medioevo ( 1000-1300 d.C. ) nacque la cancelleria medievale che era il luogo dove si svolgeva la corrispondenza governativa e venivano ricopiate le leggi emesse per la loro successiva divulgazione.

In principio con questa parola, ci si rivolgeva per lo più ad una carica, un ruolo; è nel XIII secolo, in Inghilterra, che si inizia ad utilizzarla per indicare un luogo preciso dove venivano svolte delle mansioni e delle cariche specifiche. Pare che nel 1395, Geoffrey Chaucer, nei suoi “Racconti di Canterbury” abbia usato per la prima volta la parola ufficio per indicare un luogo dove venivano svolte delle attività riguardanti gli affari.

Quando i mercati crescono, con l’avvento del commercio marittimo, nasce l’esigenza di strutture più organizzate dove ci si occupa del funzionamento dell’impresa.

L’ufficio inizia ad avere un ruolo sempre più importante, centrale e fondamentale nella catena di comando e di amministrazione dell’economia.

Nel XV secolo iniziano a sorgere i primi edifici dedicati  ai mercanti per poter svolgere le loro attività di business.

Nel XVIII e XIX secolo avviene la rivoluzione industriale; iniziano a sorgere banche, ferrovie, fabbriche e diventa sempre più necessario avere una contabiltà e una logistica complessa ed organizzata; nascono quindi delle strutture apposite con una gerarchia interna. Vede la luce la figura del manager che agisce in nome di un titolare e fa eseguire gli ordini a degli impiegati.

Vengono creati anche i primi arredi che prendono spunto dagli scrittoi personali con cassetti e stipi per l’archiviazione.

Grazie all’invenzione dell’ascensore nel 1850 e ad un’esigenza data dagli alti costi dei terreni edificabili, aumentano i piani degli edifici e si inizia a pensare a delle costruzioni dedicate solo agli uffici, prendono vita i primi grattacieli. A Chicago nel 1885 viene completato il primo della storia, l’Home Insurance Building, alto 42 metri! Insieme a Chicago, nei primi anni del 1900, inizia la sua grande crescita come città moderna anche New York.

L’ufficio diventa sempre più importante e nevralgico per lo sviluppo degli affari, il cuore di molte città del mondo.

Nel secondo dopo guerra, nasce in Germania un nuovo concetto di arredo atto a creare un ambiente più confortevole e adatto alla dimensione umana con la progettazione degli interni, l’introduzione di piante e tappeti. Questo modo di pensare l’ufficio cresce e si evolve sempre più fino ad arrivare ai giorni nostri dove si è compreso che l’impiegato, il manager, l’imprenditore, ecc sono sempre più esigenti e necessitano di un ambiente pratico, funzionale ed esteticamente bello per poter svolgere al meglio il loro lavoro con efficacia e creatività; è per questo che HCD  ha incentrato la sua attività su un approccio Human Centred.

I colori… da quando è nato il mondo, sono nati i colori e da quando è nato l’uomo, esso se ne serve per comunicare ed esprimere emozioni e sentimenti, tanto che nella nostra storia ed evoluzione abbiamo imparato a studiarli e ad attribuirci dei significati. Sono anche nate delle filosofie di pensiero, delle terapie alternative tipo la cromoterapia.

Il colore è quindi comunicazione, emozione, sentimento e tutto ciò che è vita.

L’arte se ne serve per poterci trasmettere dei messaggi e la moda per dettare delle regole, al punto tale da decretare ogni anno quale sia il colore eletto per la tendenza!

Ma vi siete mai chiesti da dove nasce la scelta di un colore piuttosto che di un altro?

Dietro a tutto ciò c’è uno studio composto da un team di professionisti che per mesi osserva e da significato a tendenza che sono ancora in fase embrionale, avvalendosi dei segnali e spunti che possono dare le gallerie d’arte, la street art, il cinema, la musica, i trend socioeconomici e culturali; le emozioni date dal pensiero storico che si sta vivendo.

Il colore Pantone dell’anno in sostanza è scelto dal team di esperti del “Pantone Color Institute”, che non solo decreta il “vincitore” ma consiglia anche come utilizzarlo e abbinarlo al meglio per ottenere una comunicazione efficiente.

Questo team va in giro, fa ricerche, ascolta, osserva e alla fine si riunisce per trovare quel colore che risponda al meglio alle necessità del mondo.

Il 2018 sarà l’anno dell’”Ultra Violet”, una tonalità complessa e contemplativa che risponde nel modo giusto alla necessità che si ha oggi di rompere le regole, andare controcorrente per poter arrivare da qualche parte.

Eismann lo aveva scelto perché essendo composto dal rosso e dal blu (due tinte opposte che si uniscono), lo vedeva come un buon augurio per la situazione politica statunitense molto complicata di allora, con i repubblicani rappresentati dal colore rosso e i democratici dal colore blu.

In quest’anno 2018 l’Ultra Violet è stato scelto come colore per il suo essere individualista, aiuta le persone a immaginare il segno che lasceranno nel mondo, e per rispondere alla necessità di essere più spirituali in quanto questo colore viene associato alla meditazione.

Il nuovo minimalismo, non più freddo e asettico ma ordinato, semplice e leggero.

Non esiste più un modo giusto e uno sbagliato di arredare, tutto coesiste; nuovo con vecchio, design ridotto e leggero, abbinato a colori saturi.

Anche l’arredo, come la vita, è pieno di contraddizioni. Ma questi strani abbinamenti sono uniti da un fil rouge: la semplicità e la leggerezza.

C’è voglia di chiarezza anche nell’arredamento. La nuova tendenza è arredare con leggerezza, preferendo la semplicità. E’ il nuovo stile minimale che non è più vuoto e asettico ma è un nuovo concetto di arredare con ordine.

La leggerezza può essere espressa attraverso la scelta dei colori, tinte pastello che subentrano nell’ambiente unite al total white; oppure con la scelta di mobili dalle linee semplici, profili sottili.

Vivere con leggerezza è anche uno stile di vita, scegliere di arredare con ordine e chiarezza, ma anche di eliminare il superfluo.

L’utilizzo dei pannelli fonoassorbenti permette di contrastare i fastidi legati al riverbero (o più comunemente chiamato eco).
Il riverbero può essere percepito sia in ambienti lavorativi (uffici, sale conferenze, sale riunione, auditorium ecc) che in locali pubblici dove può “trasformarsi” in un fastidioso brusio di sottofondo che causa una perdita di intellegibilità del parlato.
I pannelli che HCD è in grado di offrire nascono proprio per eliminare definitivamente dai vostri ambienti di lavoro questo problema ormai comunemente diffuso e percepito; l’installazione è rapida, non invasiva e l’unico limite di applicazione è la fantasia, infatti possono essere applicati a parete, soffitto, su pareti free standing, come divisorio fra le scrivanie e in molti altri modi.
Sicuramente è un problema che va affrontato in maniera tecnica e scientifica, tenendo bene a mente che il suono si propaga con l’aria e che di conseguenza ogni intervento dovrà essere valutato come un nuovo intervento considerando ogni aspetto del luogo di lavoro in cui si renderà necessario operare.
Siamo disponibili anche ad effettuare prove pratiche direttamente dai nostri clienti avvalendoci di pannelli campione che all’occorrenza possono essere posizionati in ambianti riverberanti effettuando in tempo reale una prova del “prima” e “dopo” dove si percepirà immediatamente un miglioramento della qualità del suono all’interno della stanza.
Noi di HCD crediamo fortemente che l’ambiente di lavoro debba essere Human Centred nella sua totalità, quindi non potevamo certo trascurare l’aspetto acustico; del resto, se si lavora in un ambiente con una pessima acustica anche il rendimento delle prestazioni ne risente.

Esempio di pannello 1

Esempio di pannello 2

HCD – Human Centred Design informa che in riferimento al D. lgs 81/2008, che ha sostituito la legge 626/94, i mobili per ufficio sono tenuti a rispondere alle seguenti caratteristiche:

PIANI DI LAVORO

  • I piani di lavoro devono avere una superficie poco riflettente.
  • Il piano di lavoro deve avere il colore della superficie chiaro, possibilmente diverso dal bianco, ed in ogni caso non riflettente.

Dette caratteristiche sono misurabili facendo riferimento alle norme:
UNI 9149/87 “Mobili – Prove sulle finiture delle superficie -Determinazione della riflessione speculare delle superficie.”
UNI 8941-2/87 “Superficie colorate – Colorimetria – Misura del colore”

Le due norme sopra citate non forniscono dei requisiti minimi ma danno una descrizione dei metodi di prova.I requisiti sono invece stabiliti nei due seguenti documenti UNI (progetti di norma):

SS UNI U41.10.105.0/98 “Mobili per ufficio – Tavoli e scrivanie per videoterminali – Requisito di riflessione speculare”
SS UNI U41.10.111.0/98 “Mobili per ufficio – Tavoli e scrivanie per videoterminali – Requisito di riflettanza”

I requisiti sono i seguenti: 45 unità per la UNI 9149 (opacità) e un valore permesso Y (riflettanza) che sia maggiore o uguale a 15% o minore o uguale 75% per quanto riguarda la norma UNI 8941 parte 2.

  • Il piano di lavoro deve avere una superficie sufficientemente ampia per disporre i materiali necessari e le attrezzature (tastiera, video, mouse ecc), nonché consentire un appoggio per gli avambracci davanti alla tastiera nel corso della digitazione.
  • Il piano di lavoro deve avere una profondità tale da assicurare una corretta distanza visiva dallo schermo, tenendo in considerazione il fatto che schermi di grandi dimensioni richiedono piani di maggiore profondità.

Dette caratteristiche fanno riferimento alla seguente norma:

UNI EN 527-1/00 “Mobili per ufficio – Tavoli da lavoro e scrivanie – Dimensioni

  • Il piano di lavoro deve avere uno spazio idoneo per il comodo alloggiamento e la movimentazione degli arti inferiori e per infilarvi il sedile.

Dette caratteristiche fanno riferimento alla seguente norma:

UNI EN 527-1/00 “Mobili per ufficio -Tavoli da lavoro e scrivanie – Dimensioni

NORMA DI SUPPORTO
In riferimento alle caratteristiche generali di costruzione dei posti di lavoro si può fare riferimento alla norma:
UNI 7367/87 Mobili per ufficio – Posto di lavoro: scrivania e sedia, tavolo per videoterminale e sedia – Generalità”

A – PREMESSA

Estratto delle norme relative agli obblighi di manutenzione e controllo delle scaffalature, nonché ai comportamenti da tenersi a cura degli utilizzatori per garantire la sicurezza delle strutture:

NORMA UNI EN 15629 Sistemi di stoccaggio statici di acciaio – Specifiche dell’attrezzatura di immagazzinaggio

NORMA UNI EN 15635 Sistemi di stoccaggio statici di acciaio – Utilizzo e manutenzione dell’attrezzatura di immagazzinaggio

1 – L’utilizzatore ha la responsabilità di sottoporre la scaffalatura, durante il suo ciclo di vita, a regolari ispezioni al fine di assicurare che ogni danno occorso sia riparato o ogni componente danneggiato sia sostituito con nuove parti identiche dello stesso produttore – App. A, lett. l)
UNI EN 15629: 2009

2 – L’utilizzatore dovrebbe considerare che verifiche regolari della struttura della scaffalatura devono essere condotte durante il suo ciclo di vita, includendo spiegazioni circa i livelli di danno “verde”, “ambra” e “rosso”, al fine di assicurare che ogni danno che necessita di un intervento immediato sia eliminato celermente attraverso la sostituzione del componente danneggiato con uno identico dello stesso costruttore – par. 9.2, lett. p) UNI EN 15635:2009

3 – L’utilizzatore dovrebbe dotarsi di personale addestrato all’utilizzo dei mezzi di movimentazione delle merci e capace di operare con le scaffalature garantendo la sicurezza delle operazioni; UNI EN 15629: 2009

4 – L’utilizzatore dovrebbe garantire la corretta esecuzione delle istruzioni dettagliate di installazione e montaggio fornite dal fornitore dell’attrezzatura di magazzinaggio sia nel caso in cui provveda egli stesso all’installazione, sia nel caso in cui si rivolga ad un appaltatore (è preferibile che l’installazione sia eseguita dal fornitore o produttore); UNI EN 15629: 2009

5 – L’utilizzatore dovrebbe riconoscere che sussistono implicazioni riguardanti la sicurezza in caso di alterazione della configurazione originaria della scaffalatura ; UNI EN 15635:2009

Inoltre l’utilizzatore dovrebbe

6 – Garantire che i pallet o qualsiasi altra unità di carico siano sollevati verticalmente per posizionarli su, o estrarli da, travi portanti, traverse di supporto dei pallet, ripiani, e non siano trascinati o tirati;

7 – Garantire la stabilità dei carichi e dei materiali impilati;

8 – Evitare che il materiale immagazzinato sporga sui corridoi;

9 – Evidenziare la necessità o richiedere la fornitura di elementi di protezione degli scaffali ove necessario;

 

B – MAPPATURA SCAFFALI

02.01 – Report fotografico per l’identificazione delle scaffalature, riportando i dati
necessari tipo colore, aggancio, ecc..

02.02 – Rilievo delle scaffalature esistenti, in mancanza di disegni.

02.03 – Esecuzione dei disegni con tabella caratteristiche tecniche, necessari durante le
visite periodiche, in quanto su di essi vengono riportate le anomalie riscontrate ed
evidenziate le parti prese in esame.

02.04 – Acquisizione dal Cliente di disegno dwg. in Autocad, della pianta dei locali
contenenti le scaffalature, denominato mappa.

02.05 – Inserimento di tutti i disegni nella mappa e immissione delle coordinate in ogni
disegno.

 

C – VERIFICA PERIODICA DELLA SCAFFALATURA

03.01 – La verifica periodica della scaffalatura viene eseguita una o più volte durante
l’anno, in base al fattore di rischio esistente nel magazzino.

03.02 – Qualora l’impianto sia composto da numerose spalle e piani la verifica verrà ese-
guita su una percentuale di scaffalatura definita dal fattore di rischio riscontrato.
Se l’impianto è composto da una sola fila di scaffali, la verifica verrà eseguita sulla
totalità.

03.03 – L’ispezione consiste nel controllo di:
– Verifica che la geometria della scaffalatura corrisponda a quella del disegno,
– Verifica della verticalità delle spalle, sia longitudinalmente che trasversalmente,
– Verifica del fissaggio a pavimento tramite tasselli,
– Verifica dell’applicazione dei ganci di sicurezza,
– Verifica dell’applicazione della tabella di portata e della sua compilazione,
– Verifica che i montanti delle spalle ed i correnti siano integri,
– Verifica ubicazione della scaffalatura,
– Verifica dell’idoneità dei bancali

 

D – SCHEDA VERIFICA PERIODICA

04.01 – A seguito della verifica si compila la scheda, una per ogni impianto, riportando
le non conformità riscontrate.

04.02 – La scheda dovrà essere timbrata e sottoscritta dall’esecutore della verifica e dal
Cliente.

05 – ALLEGATO FOTOGRAFICO SCAFFALATURE AMMALORATE

05.01 – Ogni danno o non conformità sarà fotografato e riportato in apposita scheda.

 

E – ABBASSAMENTO DEI RISCHI

06.01 – Per la salvaguardia della salute dei lavoratori, bisognerebbe adottare tutte le
protezioni necessarie.

06.02 – Paracolpi alla base dei montanti delle spalle

06.03 – Protezione spalle in testa alla fila.

06.04 – Protezione in rete anticaduta su file monofronti con passaggio persone

Cerchiamo innanzitutto di chiarire che cosa si debba intendere per Logistica e soprattutto quando se ne parla all’interno di un’azienda.

In quale ambiente è nata la logistica di magazzino?
In Italia come in molti altri paesi dell’Europa occidentale, all’inizio degli anni ’80 la vita delle aziende diventa sempre più complessa dovendosi confrontare giornalmente con un mercato ormai saturo e poco adatto ad assorbire i soliti prodotti nonchè in continua evoluzione.

Questa singolare situazione da adito ad alcuni particolari dinamiche:

  • una forte concorrenza a tutti i livelli: sia per le materie prime, quanto per i prodotti finiti, tanto per i beni di largo consumo, quanto per i beni strumentali e tutti i settori ivi annessi;
  • la ciclicità vitale dei prodotti è sempre più breve in quanto i concorrenti che vogliono imporsi sul mercato devono “inventare” di continuo nuove strategie e nuove manovre e tutto ciò accorcia inesorabilmente la vita dei prodotti presenti sul mercato;
  • quindi l’inesorabile avanzare della concorrenza stimola la creazione di prodotti nuovi che spesso si aggiungono, senza sostituirli, agli esistenti;
  • il lead-time concesso ai fornitori è sempre più breve perché altrimenti la scelta ricadrà inevitabilmente su aziende più veloci, dinamiche ed efficienti;
  • i prezzi calano in qaunto la concorrenza è fatta soprattutto sui prezzi.

In questo scenario i margini si riducono sempre più e quindi qual’ è l’azienda vincente?
La ricetta è molto semplice: flessibilità.

Flessibilità significa capacità di adeguarsi rapidamente alle esigenze di un mercato in continua evoluzione e quindi essere in grado di variare rapidamente prodotti, processi, programmi e anche strutture ove fosse necessario.

Purtroppo molte aziende sono rigide per definizione e destinate a soccombere per lasciare spazio alla flessibilità e alla presa di coscienza del vero e proprio concetto di Logistica di Magazzino.